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Riduzione del danno

unitamobileLa Riduzione del danno è una politica sociale che privilegia lo scopo di diminuire gli effetti negativi del consumo di droga. E' una politica radicata in un modello scientifico di tutela della salute pubblica che attinge profondamente da una cultura di tipo umanitario e libertario"
(Russel Newcombe, Direttore della Drugs and HIV monitoring Unit - Liverpool)

Nel nostro Paese, e non solo, la persona che consuma droghe, soprattutto se per via iniettiva, è considerata dalla pubblica opinione come qualcuno che conduce una vita "non degna di essere vissuta".  La sua possibilità di tornare a far parte della società passa attraverso l'uscita dal "tunnel della droga", e il raggiungimento di una stabile disintossicazione. Questo approccio conservatore e le conseguenti scelte hanno da sempre ostacolato la promozione delle politiche di Riduzione del Danno.

Le politiche repressive nei confronti nelle persone che usano sostanze ha innescato meccanismi di:

  • Emarginazione
  • Clandestinità
  • Criminalizzazione

I media hanno sempre giocato un ruolo determinante nella costruzione dell'immagine sociale della persona che usa sostanze, basti pensare alle ultime campagne di prevenzione del Dipartimento Politiche Antidroga in cui il consumatore viene rappresentato come un vampiro.
La politica italiana non ha implementato un efficace piano di prevenzione di fronte alla diffusione dell’infezione da HIV e, una volta superato il periodo più difficile conclusosi nel 1996 con l’avvento delle terapie antiretrovirali di combinazione – durante il quale circa 5.000 giovani morivano di AIDS ogni anno - ha gradualmente disinvestito nel sostegno a progetti di RDD, senza avviare sperimentazioni innovative che, invece, sono state introdotte in tanti altri Paesi europei nell’ottica della tutela della salute pubblica, a prescindere dalla connotazione politica del momento.
Per circa 10 anni la definizione “Riduzione del Danno”, dall’inglese Harm Reduction, è stata bandita e le attenzioni alle tematiche della salute delle persone che consumano droghe (sia per via iniettiva che con altre modalità) sono venute meno.  Tale situazione è ben descritta dalle Relazioni al parlamento 2011, 2012, 2013, da cui si evince che solo circa il 30% delle persone in carico ai servizi per le dipendenze viene sottoposto a test per l’HIV e l’HCV.  Tutte le agenzie internazionali, sia di contrasto all’HIV che di contrasto al consumo di droghe, invitano i governi a intraprendere azioni in tal senso anche in ragione della diffusione di nuove sostanze tra diversi gruppi di popolazione che utilizzano materiale iniettivo per consumare, e che, quindi, rimangono a elevato rischio.

Gli interventi di Riduzione del Danno partono dalla constatazione che, spesso, le persone che usano droghe non esprimono alcuna richiesta di aiuto nelle forme tradizionali.
In un’ottica di salute pubblica, è fondamentale sottolineare che la “guarigione" non deve essere l'unico obiettivo dell'operatore o del servizio per le dipendenze. Questi hanno il dovere di "prendersi cura" della persona nella situazione specifica; la disintossicazione non può e non deve essere la pregiudiziale dell'intervento dell'operatore e di una relazione di aiuto.
Riduzione del Danno significa attivare tutte le forme possibili di contatto e di accompagnamento affinché siano garantite le condizioni cliniche, psicologiche e sociali per permettere alla persona, evitata ogni irreversibile compromissione, di compiere liberamente le proprie scelte.

Gli obiettivi:

  1. Riduzione della mortalità (per overdose, per malattia, per incidenti correlati all'abuso)
  2. Riduzione delle infezioni connesse alla condivisione di materiali iniettivi (HIV, epatiti, ITS)
  3. Riduzione dell'area del sommerso e facilitazione dell'accesso ai servizi
  4. Ampliamento della popolazione in farmaco sostitutivo
  5. Modifica delle tecniche d'uso delle sostanze

I valori fondamentali della filosofia della Riduzione del Danno

  • Centralità della persona
  • Diritto alla salute per tutti
  • Rispetto delle scelte di vita
  • Cultura dei diritti
  • Cultura della differenza
  • Valore delle relazioni
  • Valore delle emozioni
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